simone moretti blog

Il Parco della Luna

Il diritto alla resistenza, da Dossetti ai No Tav

Pierluigi Sullo – da Il manifesto del 25 febbraio

Un clima di odio. Ha ragione al rovescio, il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che in una delle tante interviste di questi giorni (alla Repubblica, questa volta) denuncia una persecuzione nei suoi confronti. Il Tg3 dell’altra sera ha, con tono allarmato, raccontato che una presentazione del libro di Caselli è stata rinviata a causa dei pericoli per la sicurezza: i No Tav, ha detto il tg, hanno esposto striscioni, gridato insulti e «lanciato fumogeni». È da questo genere di episodi che si ricava il “clima di odio”. Ne ha già scritto su queste pagine Guglielmo Ragozzino e non mi dilungo, se non per notare che un clima di odio, o quanto meno di astio e di provocazione c’è, ed è quello contro i No Tav.

Il mio amico Ezio Bertok, del comitato No Tav di Torino, ha citato una proposta di Giuseppe Dossetti, nella discussione della Costituente, che sembra fantascienza. Quell’articolo recitava: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino». Approfondendo un poco, si legge che il 3 dicembre del 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione affrontò la questione.
Tra gli altri intervenne un trentenne di Bari, eletto con la Democrazia cristiana, Aldo Moro, per sostenere la tesi del suo compagno di partito, ossia «sancire il diritto alla rivoluzione, dandogli una giustificazione etico-giuridica».
Parlò anche un eminente membro della Sottocommissione, Palmiro Togliatti, il quale, con il realismo tipico dei comunisti dell’epoca, disse, secondo il verbale della riunione, che «può accettare l’articolo in esame, quantunque annetta poca importanza alla giustificazione legale di una rivoluzione, perché, a suo avviso, ciò che legittima una rivoluzione è la vittoria». Si passò al voto: «L’articolo è approvato con 10 voti favorevoli, 2 astenuti e 1 contrario». La proposta di Dossettinon riuscì poi ad approdare alla stesura finale della Costituzione, ma un segno lo aveva lasciato.
Cosa c’entra questo con i No Tav della Val Susa? Bene, sarebbe utile scoprire quanti articoli della Costituzione sono violati per ottenere che i valsusini accettino l’invasione di una grande opera vandalica per i suoi effetti sociali e ambientali; inutile ai fini che dichiara, ossia corrispondere a una domanda crescente di traffico di persone («alta velocità») e di merci («alta capacità»); tanto costosa da poter diventare, nel tempo, un equivalente delle Olimpiadi di Atene, ovvero un collasso delle finanze pubbliche da colmare poi con il taglio dei treni locali (già in corso) e dei servizi pubblici in generale.
Forse sarebbe meglio dire che una specie di legalità è stata messa al servizio, nel caso del Tav Torino-Lione, di una illegalità sostanziale. Da quale cittadino è accettabile – si chiederebbe Dossetti - il fatto che per aprire un cantiere si debba dichiarare l’area interessata «di interesse strategico», cioè sottoposta ad autorità militare, sotto legge marziale, e sottratta alla sovranità popolare? O ancora: non è affatto illecito, formalmente, che a molti mesi di distanza dai fatti la polizia si presenti a casa di persone da arrestare per vari reati, in tutta Italia, con annesso megafono dei media a proposito dei «No Tav violenti», ma, come ha fatto notare Livio Pepino, già presidente di Magistratura democratica, è chiaro che il pericolo di «reiterazione del reato» è del tutto remoto, e insomma portare la gente – compreso un uomo che si muove con le stampelle e un mite barbiere – in carcere è per lo meno un provocatorio eccesso di zelo. Crea un clima di odio, infatti. Tanto più che nessun Caselli ha indagato sull’altro versante dei fatti del luglio scorso, sui pestaggi e le vere e proprie torture inflitte ad alcuni dei fermati (ci sono le testimonianze in video, gli investigatori non devono cercare troppo lontano), sull’uso violento dei lacrimogeni e sulla natura del gas che essi contengono, l’ormai famoso Cs, usato dalla polizia egiziana e da quella italiana e formalmente lecito, di nuovo, solo perché la convenzione internazionale che lo vieta parla solo di guerre. E qui siamo in pace, non è vero?
E non c’è una violazione dello spirito della Costituzione nel fatto che da decenni (il movimento valsusino compie 23 anni) tutti i governi hanno ignorato, o eluso, studi, analisi, contro-proposte elaborate dai No Tav e dagli studiosi loro amici? Questo incessante lavoro non è stato esaminato e poi scartato, con il corredo di argomenti e dati convincenti per tutti. Ancora di recente, centinaia di intellettuali e ricercatori hanno rivolto una lettera aperta al Presidente del consiglio, che però interloquisce solo con gli investitori finanziari: le opinioni, le richieste, le proposte dei cittadini non contano. Letteralmente non esistono. E anche qui pesa l’atteggiamento dei media, che nel loro mondo virtuale, fatto di spread e di Btp, non contemplano la vita reale, le vallate reali.
Ancora: noi siamo contrari all’inserimento nella Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio. Scommetto che anche Dossetti, Moro e Togliatti sarebbero sfavorevoli. Ma il clima è questo, in Europa. E allora, che senso ha gettar via miliardi di euro in un tunnel di oltre 50 chilometri, quando la ferrovia esistente è già più che sufficiente, e basterebbe poco (documentano i No Tav) per renderla ancora più capiente? La circostanza che a firmare l’accordo con la Francia sia Mario Ciaccia, viceministro alle Infrastrutture e già presidente di Banca Intesa Infrastrutture e Sviluppo, prima e ora agli ordini di Corrado Passera, capo di Banca Intesa prima di diventare ministro alle Infrastrutture, manda un familiare odore di conflitto di interessi. Se poi l’accordo viene tenuto segreto e sono i No Tav a doverlo rendere pubblico il fatto è ancora più sospetto. Si scopre che si vorrebbe cominciare subito a scavare il mega-tunnel ma che l’Unione europea deciderà tra due anni se finanziare il 40 per cento dell’opera, e con l’aria che tira non è affatto detto che lo faccia. Com’è che i contabili al governo di colpo diventano spendaccioni?
I valsusini dicono che la loro è una questione di democrazia, prima di tutto. Chi decide cosa? Dicono anche che il treno ad alta velocità ha per capolinea Atene, e per stazione di passaggio la mafia delle grandi opere, in senso metaforico e in senso letterale. In più, nei fatti mettono in questione il macchinario di appalti e grandi opere che ha drogato per decenni il Pil italiano, facendo esplodere il debito pubblico.
Se ci si chiede perché i No Tav siano tanto popolari in giro per il paese e tanto odiati da partiti e lobby degli affari (le due cose tendono a coincidere), queste sono le risposte. Così che la manifestazione di oggi, l’ennesima che i valsusini hanno organizzato, non è «contro la repressione» e non sarà, come gli uccellacci neri si augurano, «violenta». Sarà una dimostrazione di affetto per le persone e le famiglie e le comunità di questo povero paese saccheggiato, e per le montagne e la terra e i fiumi e le coste triturati da maree di cemento e di asfalto. Poesia? Chissà. È probabile che nel futuro dovremo tutti ringraziare quei valligiani cocciuti per aver messo in pratica l’articolo che Dossetti non riuscì a far inserire nella Costituzione.

COMPRIAMO IL MANIFESTO! SALVIAMO UNA DELLE ULTIME VOCI NON MERCIFICATE!

Alessandro Dal Lago – Sconfitti su tutta la linea migratoria

Il Manifesto – 24 febbraio 2012

La condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo fa giustizia delle enormità compiute 2009 dal governo Berlusconi, ai danni dei migranti provenienti dall’Africa. E sancisce ciò che molti hanno sempre sostenuto: che bloccare una nave nelle acque internazionali e consegnare a Gheddafi gli imbarcati non è solo una violazione del diritto internazionale, ma anche delle convenzioni stipulate dall’Italia e del più elementare diritto del mare e delle genti. Che Maroni, responsabile di quell’azione, non si dichiari d’accordo con la Corte non sorprende. La sua linea è sempre stata impedire ai richiedenti asilo di toccare le nostre coste e quindi di far valere i propri diritti. Ma anche il comportamento dell’Italia un anno fa, durante le rivolte nel Maghreb, ha seguito la stessa logica: quella della detenzione e poi del rimpatrio coatto, quando il blocco in mare aperto non è possibile. In poche parole, la politica della destra italiana in materia di immigrazione è sempre stata risolvere il problema negandolo. Gli stranieri dovevano tornare dove erano salpati, punto e basta. Da qui anche l’imbarazzo con cui il governo Berlusconi ha fatto la guerra a un dittatore con cui aveva stipulato proficui affari (gas e petrolio in cambio di esseri umani).
Tuttavia, la linea Berlusconi-Maroni, per quanto sprezzante dei diritti umani, bassamente utilitaristica e demagogica, mirata cioè a una facile popolarità interna, non è un’eccezione. Da sempre, da quando il canale di Sicilia è solcato dalle carrette del mare, la politica italiana è stata la chiusura. Come la Germania ha ricordato l’anno scorso, le proteste italiane per il presunto abbandono da parte dell’Europa sono infondate, visto che noi accogliamo meno richiedenti asilo di tutti i paesi del nord Europa. E aggiungiamo che gli accordi con Ben Alì e Gheddafi sono di vecchia data e risalgono ad Amato e Pisanu. Se andiamo al fondo del problema, la sentenza della Corte è un colpo alla Bossi Fini, che in realtà estendeva e induriva la Turco-Napolitano. Insomma è la politica migratoria del nostro paese a essere messa in discussione. Ricordiamo che un peschereccio che soccorra una barca di migranti rischia di essere sequestrato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e che tutto il sistema dei Cie rifiuta le ispezioni degli enti internazionali ed è sottratto di fatto al controllo della magistratura. E ora il problema è: il governo Monti ha intenzione di cambiare questa politica del respingimento e dell’espulsione?
Ne dubitiamo. Gli accordi con il nuovo governo libico vanno nello stesso senso di quelli con Gheddafi. E quindi la caccia al nero in Libia di cui parlano le cronache, nonché le altre tensioni nell’Africa del nord continueranno a provocare fughe e respingimenti in un infernale gioco dell’oca. Il ministro Riccardi ha un bell’invocare una “revisione”. Sarebbero necessari un cambiamento complessivo di legislazione, una sensibilità totalmente diversa nei partiti che appoggiano Monti, una nuova politica dell’informazione. A leggere i commenti dei lettori dei grandi quotidiani alla notizia della sentenza della Corte di Strasburgo vengono i brividi. Ora l’Europa non è vista solo come l’astrazione che si sfila i soldi dalle tasche, ma anche come la burocrazia che viola la nostra integrità nazionale. A tanto hanno portato due decenni di demagogia, xenofobia più o meno dichiarata e ostilità istituzionale per gli stranieri.

da “Il manifesto” del 24 febbraio 2012

COMPRIAMO “IL MANIFESTO” – AIUTIAMO IL GIORNALE IN QUESTO MOMENTO DIFFICILE … PRIMA CHE SCOMPAIA UNA DELLE ULTIME VOCI LIBERE DEL PAESE.

No, non devo fare una recensione. E’ solo che ho riso come un deficiente dalla prima all’ultima pagina e dovevo farlo sapere a tutti. L’autore è un “famoso” disegnatore di fumetti (per chi vuole saperlo … “Rat-man”) che ha portato a termine un’adozione in Colombia e racconta (a modo suo) questa esperienza. Io non so se ho riso tanto perché ho fatto un paio di esperienze molto simili alla sua, ma credo che il libro sia talmente esilarante da piacere a chiunque. Buona lettura.

Leo Ortolani – Due figlie e altri animali feroci – Sperling & Kupfer, 2011

Canzone della Moldava

Schweyk nella seconda guerra mondiale

 

Sul fondo del mare si muovon le pietre.

A Praga tre re son sepolti. Chi è grande

diventa più piccolo, e il piccolo cresce.

La notte è di dodici ore, non più.

Il tempo non resta immutabile. I piani

grandiosi dei duci si arrestano un giorno.

Tacchini grondanti di sangue, chiocciate,

spargete il terrore: ma il tempo verrà.

Sul fondo del mare si muovon le pietre.

A Praga tre re son sepolti. Chi è grande

diventa più piccolo, e il piccolo cresce.

La notte è di dodici ore, non più.

 

B. Brecht – Schweyk nella seconda guerra mondiale – Einaudi, 1964

Traduzione: Paul Braun ed Emilio Castellani

Il senso

«Ci si domanda quale senso possa ancora avere l’alpinismo oggi. Tutto quello che esprime valori umani, e quindi anche l’alpinismo, dovrebbe meritare rispetto. Ma purtroppo non è sempre così, perché in un mondo che attualmente pare sempre più disposto a premiare i furbastri e gli imbroglioni, nonché a darla vinta ai ladri e ai a corrotti, è difficile far passare virtù come l’onestà, la coerenza, la responsabilità, l’impegno e gli slanci disinteressati dell’animo. Tutti sappiamo che il vero malato di base, infetto e contagioso, oggi è lo Stato – il nostro per lo meno – con le sue delegittimate e svilite istituzioni, con i suoi confusi e troppo spesso scandalosi intrecci di potere e di interesse personale. Ne consegue che la società, così compromessa negli effetti del malgoverno, così coinvolta finii ad affogare nel riflesso delle proprie e altrui debolezze, giunge a stravolgere o a ignorare i più elementari valori»

Walter Bonatti – “Montagne di una vita” – Baldini&Castoldi, 1995

Senza titolo

Grazie Vauro!!!

 

Arrivederci fratello mare

Varna, 1951

 

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

 

Nazim Hikmet

Er Buffone

 

Anticamente, quanno li regnanti

ciavevano er Buffone incaricato

de falli ride – come adesso cianno

li ministri dello Stato

che li fanno sta’ seri, che li fanno -,

puro el Leone, Re de la Foresta,

se messe in testa de volé er Buffone.

Tutte le bestie agnedero ar concorso:

l’orso je fece un ballo,

er pappagallo spiferò un discorso,

e la Scimmia, la pecora, er Cavallo…

Ogni animale, insomma, je faceva

tutto quer che poteva

pe’ fallo ride e guadambiasse er posto:

però el Leone, tosto,

restava indiferente: nu’ rideva.

Finché, scocciato, disse chiaramente:

- Lassamo annà: nun è pe’ cattiveria,

ma l’omo solo è bono a fa’ er buffone:

nojantri nun ciavemo voccazzione,

nojantri semo gente troppo seria!

 

Trilussa 

FB – educativo

Non sono uso a colloquiare in Facebook, troppe esperienza passate negative nei forum. Eppure ci sono cascato un’altra volta … e guardate i risultati!!!

Il mio primo post per capire la posizione di una ragazza (che per pudore chiamiamo Donna X) che partecipa a discussioni progressiste sui post di Travaglio, Santori e Sel. Commentando un post di Vendola fa uscir fuori un rigurgito razzista in relazione ai fatti di Bari, con il solito “mandiamoli a casa loro”.

Certo se guardavo un sito leghista o neofascista non avrei perso tempo. Invece vado a vedere chi è questa Donna X e in un post in cui lamenta la violenza contro i cani, commento che forse pensare prima agli esseri umani non sarebbe male …

Poi si aggiunge l’amico (Uomo Y). La conversazione è vera (e avvenuta in più giorni, dato che su FB ci sto pochissimo).

Beh! non mi fregano più! BUONA LETTURA

Simone Moretti: COMPLIMENTI PER LA COERENZA. POVERI CANI … MA I NEGRI A CASA VOSTRA. MI PIACEREBBE CAPIRE DA CHE PARTE STAI!!

Donna X: dalla parte di chi NON AVANZA PRETESE ASSURDE!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Donna X: SCUSA………..ma quegli stranieri li paragoni ai cani??????????????????????​?

Simone Moretti:  La fame, l’impotenza, la disperazione, conducono ad atti che sono difficilmente inquadrabili. Ma sta’ tranquilla che gli amici cani ti sbranerebbero per molto meno di quello che è successo ieri a Bari. Poi facciamo basta, che i post sono il luogo peggiore per le discussioni serie …

Donna X: tutte chiacchiere di chi è al SICURO…………….

Uomo Y: scusate fatemi capire i nostri figli non lavorano e questi devono stare qui a bivaccare con un permesso a sbafo degli italiani e fare anche bordello rimandiamoli in africa preferisco mantenere dieci cani che questi almeno “loro” fanno la quardia questi tutti delinquenti da come si è visto

Donna X: ben detto Anto’, quelli come quel SIGNORE lì parlano bene e poi a casa hanno colf e badanti in regime di schiavitù, sono come la CHIESA PREDICANO BENE E RAZZOLANO MALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Uomo Y: QUALE DISPERAZIONE QUELLI SENZA FARE NULLA DA MANGIARE E DA BERE SIAMO NOI CHE DOBBIAMO A CAUSA LORO ANDARE A LAVORARE SOTTO PAGATI E SCHIAVIZZATI UN SONDAGGIO DA GLI ITALIANI PIU’ LAVORATORI DEI CINESI DATEVI UNA REGOLATA

Donna X: siamo schiavi loro a casa nostra!!!!!!!!!!!!!!!!

Uomo Y: ESATTO ROSA E I PADRONI GENTE COME QUESTO NE APPROFITTANO DI CIO’ E LI CONSIDERANO VITTIME,MA LE VITTIME SIAMO NOI CHE LOTTIAMO GIORNALMENTE PER UN PEZZO DI PANE LORO ARRIVAANO FRESCHI COPERTE LETTO E BELLI GRASSI VENGONO QUI A SPACCIARE FREGARSENE DELLE LEGGI IN CITTA COME TORINO MILANO SONO LORO A TENERE BANCO A TENERE SOTTO SCACCO I FIGLI DEGLI ITALIANI CONN LE PEGGIORI SCHIFEZZE

Uomo Y: SIMONE MORETTI LA MIA FACCIA ECCOLA LA TUA DOVE STA’

Uomo Y: HAI PAURA CHE LA RUBANO GLI AFRICANI

Donna X: esatto, si spacciano per vittime ma sono carnefici, e senza generalizzare naturalmente, ma i più sono così

Simone Moretti : Come al solito … dai post alle offese … senza nemmeno conoscersi. E’ un vero peccato! Mi spiace per voi ma io sono una persona semplice, due bimbi adottivi a carico (e mia moglie ha smesso di lavorare al ritorno dal secondo viaggio nel …paese natale dei nostri figli). Quindi tiriamo avanti con uno stipendio in quattro … e si fa quello che si può! Quello di cui ho paura è del razzismo intriso nei vostri discorsi, che un giorno purtroppo si riverserà anche sui miei figli (un po’ scuretti di pelle). Io non dico che nelle vostre parole non ci sia verità, sostengo solo che le generalizzazioni che fate conducono solo all’odio indiscriminato, che non può portare che danni. E ancora più grave è che seguite Santoro, Travaglio etc. che sono lontani mille miglia dalle vostre parole. Comunque ormai le vostre idee sono quelle della maggior parte degli italiani, liberi quindi di pensarla come volete, ma non offendete chi non la pensa come voi. Buon prosieguo

Uomo Y: vedi al posto di andarli a prendere in africa potevi prendere dei bianchi e non per il colore della pelle ma perche’ italiani non abbiamo bisogno di stranieri li portate anche cosiiii’ vergogna

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